Δευτέρα 1 Ιανουαρίου 2018

L' ECUMENISMO ATTRAVERSO IL VI DOCUMENTO DEL SANTO E GRANDE SINODO DELLA CHIESA ORTODOSSA



CONCLUSIONE
al Convegno ecumenico nazionale convocato dalla
Conferenza Episcopale Italiana
a titolo: “Nel nome di colui che ci riconcilia tutti in un solo corpo” (cfr. Ef 2,16)
Assisi, 20-22 novembre 2017
† Archimandrita Evangelos Yfantidis
Vicario Generale dell’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta

                      
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Eccellenze Reverendissime,
Reverendissimi Padri,
Sorelle e fratelli carissimi,
Vorrei ringraziare la CEI per l’onore di aver voluto riservare all’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta e a Sua Em.za Rev.ma il Metropolita Gennadios, che oggi rappresento, il posto della conclusione finale di questo importantissimo incontro preparato dell’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso.
Come si è visto in questi tre giorni, il Convegno, organizzato nella terra di San Francesco -grande praticante dell’insegnamento evangelico- in occasione del quinto centenario della Riforma protestante, si è prefissato di interrogarsi cosa può significare “riforma” sia nel contesto storico attuale che in quello ecumenico, che rappresenta un “camminare insieme” attraverso la fedeltà al Vangelo e la riforma ecclesiale.
Proprio per questo, sembra opportuno concludere i lavori di questo incontro riassumendo i fondamentali lineamenti che ci offre il magistero della Chiesa Ortodossa sulla questione, attraverso il VI documento del Santo e Grande Sinodo della Chiesa Ortodossa (Creta 2016), che ha il titolo “Relazioni della Chiesa Ortodossa con il resto del mondo cristiano”.
Avendo la Chiesa Ortodossa la missione e il dovere di trasmettere e proclamare tutta la verità, contenuta nella Sacra Scrittura e nella Santa Tradizione, sente la propria responsabilità di appianare la via che conduce all'unità, espressa dai Sette Concili Ecumenici, da una parte pregando incessantemente “per l'unità di tutti”, e dall’altra promuovendo il dialogo e ogni sforzo relativo al ristabilimento di questa unità. Condizioni essenziali per tale cammino sono la mutua comprensione e la collaborazione tra le Chiese, allo scopo di “non creare ostacoli al Vangelo di Cristo” (1 Cor. 9,12). Ogni attività ecumenica della Chiesa Ortodossa è fondata sull’autocoscienza dell’Ortodossia e sul suo spirito ecumenico, al fine di ricercare, sulla base della verità della fede e della tradizione della Chiesa Antica dei Sette Concili Ecumenici, l'unità di tutti i Cristiani. Visto che la continua riforma per la Chiesa Ortodossa si trova non nel creare cose nuove, ma nel continuo “ribattezzarsi” nella Bibbia, nella fede e nella tradizione della Chiesa Antica dei Sette Concili Ecumenici in ogni epoca, dalla prospettiva ortodossa la riforma viene vista oggi nel contesto ecumenico come un invito alle altre Chiese Cristiane di adottare questo “modus viventi” per chiarire delle questioni concrete che ci dividono -come suggerisce sempre il VI documento del Santo e Grande Sinodo-, particolarmente la dottrina ecclesiologica e l’insegnamento generale sui Sacramenti, sulla grazia, sul sacerdozio e sulla successione apostolica.
Fedele alla sua ecclesiologia, all'identità della sua struttura interna e all'insegnamento della Chiesa Antica dei Sette Concili Ecumenici, la Chiesa Ortodossa non accetta assolutamente l'idea della “uguaglianza delle confessioni” e non può assolutamente concepire l'unità della Chiesa come un adattamento interconfessionale. In questo spirito, l'unità deve essere sia il prodotto di accordi teologici, che il frutto dell’unità della fede preservata nei sacramenti e vissuta nella Chiesa Ortodossa.
Convinta la Chiesa Ortodossa che attraverso il dialogo, ella apporta una testimonianza dinamica della pienezza della verità in Cristo e dei suoi tesori spirituali, suo obiettivo durante lo svolgimento di tutti i dialoghi teologici ufficiali è il ristabilimento completo dell’unità nella vera fede e nell’amore, attraverso la comprensione comune della tradizione della Chiesa Antica. A questo proposito, la Chiesa Ortodossa, nelle sue relazioni con il resto del mondo cristiano, non si poggia solo sugli sforzi umani di coloro che sono coinvolti nel dialogo, ma conta innanzitutto sulla guida dello Spirito Santo e sulla grazia del Signore. La metodologia seguita nello svolgimento dei dialoghi teologici ufficiali tra le Chiese ha lo scopo di trovare una soluzione alle divergenze teologiche ereditate dal passato o a quelle che si sono presentate recentemente e di ricercare gli elementi comuni della fede cristiana. Le prospettive dei dialoghi teologici tra la Chiesa Ortodossa e il restante mondo cristiano sono fissati sempre sulla base dei principi dell’ecclesiologia ortodossa e dei suoi criteri canonici della tradizione ecclesiastica già stabilita.
La Chiesa Ortodossa, nel suo magistero espresso nel Sinodo di Creta, ritiene necessario che il dialogo teologico sia sempre accompagnato dalla testimonianza al mondo con azioni di comprensione e di amore reciproco, che esprimono la “gioia ineffabile” del Vangelo (1 Pt. 1,8). Con questo spirito, la Chiesa Ortodossa ritiene importante che tutti noi Cristiani, ispirati dai comuni principi fondanti del Vangelo, ci sforziamo di dare ai problemi spinosi del mondo contemporaneo, una risposta entusiastica e solidale, basata sul modello ideale di uomo nuovo in Cristo. La Chiesa Ortodossa è consapevole del fatto che il movimento per il ristabilimento dell'unità dei Cristiani sta assumendo forme nuove per rispondere alle nuove circostanze e per affrontare le nuove sfide del mondo contemporaneo.
Come ben si sa, questo incontro del Cristianesimo con il mondo e l’uomo contemporaneo in Italia si realizza a livello sia nazionale che locale attraverso vari occasioni, durante le quali in un clima di amicizia e solidarietà fraterna si cerca di mostrare una comune testimonianza cristiana nel mondo. Questo ideale ecumenico è stato proseguito dal Patriarcato Ecumenico anche in Italia, soprattutto dagli anni ’60 e poi. Sua Em.za il Metropolita Gennadios, Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta, considerato come uno dei pionieri del movimento ecumenico nel nostro paese, ha vissuto sin dal lontano 1961 tutto il percorso delle Chiese Cristiane in Italia –Ortodossa, R. Cattolica, Anglicana, Antiche Orientali e Riformate– verso la conoscenza reciproca, la riscoperta della fraternità, la riconciliazione, il rispetto e il dialogo della carità. Infatti, attraverso anche l’opera ecumenica che viene svolta dalle 80 parrocchie e monasteri della nostra Arcidiocesi e dai suoi sacerdoti e collaboratori laici con a capo il Metropolita Gennadios, i Cristiani di diverse tradizioni in Italia hanno cominciato a dialogare l’uno con l’altro, si sono conosciuti e si sono apprezzati reciprocamente, hanno fondato i Consigli locali delle Chiese Cristiane e altri gruppi di carattere ecumenico -p.es. Napoli, Venezia, Padova, Milano, Perugia ecc.- [da non dimenticare che S. Em.za il Metropolita Gennadios ben tre volte fin oggi ha chiesto ufficialmente la creazione di un Consiglio, o di una istituzione analoga, delle Chiese Cristiane a livello nazionale], organizzando e partecipando a incontri ecumenici, dialoghi e conferenze, ma anche collaborando nell’ambito caritatevole e di solidarietà, nel tentativo di dare una comune risposta alle molte sfide dei tempi moderni e alle oppressive domande esistenziali dell’uomo contemporaneo, anche attraverso dichiarazioni congiunte, in modo particolare per quanto concerne questioni sociali di attualità (per es. il fenomeno migratorio). Tutto ciò, grazie alle direttive del Metropolita Gennadios, rende le parrocchie e i monasteri dell’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta ponti affidabili d’amore e di collaborazione con tutti gli uomini di buona volontà per la realizzazione del comandamento divino “che siano tutti uno”.
Vi ringrazio per l’ascolto!