Τετάρτη 6 Οκτωβρίου 2021

DISCORSO DI SUA SANTITA PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO I

Photos by San egidio, Italiano, francese

The Speech of the Ecumenical Patriarch at the Conference of the Community of Saint Egidio

             Η Ομιλία του Οικουμενικού Πατριάρχου στο Συνέδριο της Κοινότητας του Αγίου Αιγιδίου

 

Intervento Di Sua Santita’ BARTOLOMEO Arcivescovo di Costantinopoli – Nuova Roma e Patriarca Ecumenico All’Incontro Internazionale per la Pace “People as Brothers, Future Earth: Religions and Cultures in Dialogue” “Beginning again Together – Iniziando di nuovo Insieme” (Roma, Centro Congressi “La Nuvola”, 6 Ottobre 2021)

Illustri e Venerabili Rappresentanti delle Religioni del mondo,

Onorevoli Rappresentanti degli Stati e delle Organizzazioni Mondiali,
Distinti Partecipanti,
 
Alla fine del 2019 il mondo veniva scosso dalle informazioni che provenivano dalla Cina, dalla città di Wuhan, dove una nuova strana malattia contagiava un grandissimo numero di persone, provocando anche innumerevoli vittime. Nonostante il globalismo imperante, il pianeta era alle prese con grandi crisi economiche e finanziarie in varie aree del mondo, caratterizzate da tensioni tra le grandi potenze; la transumanza di intere popolazioni e migrazioni sempre più imponenti hanno scosso la seconda decade del XXI secolo, provocando ripercussioni negative e il sorgere di nuovi e assopiti nazionalismi tra molti popoli della terra. Il fondamentalismo religioso cercava di vanificare i dialoghi per la pacifica convivenza e la collaborazione tra le fedi. Un economismo senza regola continuava imperterrito nel suo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, le cui conseguenze sul clima sono sotto gli occhi di tutti. In questo desolante quadro si inserisce in pochissimo tempo la pandemia del Coronavirus Covid-19, che cambierà la percezione generale del pianeta. La insicurezza causata dalla nuova malattia che si è diffusa in ogni angolo del mondo, le conseguenze di un lockdown mondiale, mai ipotizzato o pensato, ha fatto emergere nuove cognizioni e percezioni tra tutti i popoli del mondo. Nessuno, ricco o povero, del Nord o del Sud del mondo, appartenente a qualsiasi cultura o religione o ordine politico ed economico, poteva dirsi al riparo da questo flagello del XXI secolo. Oggi, lentamente stiamo vedendo una luce in fondo al tunnel. Possiamo ritornare alla vita del mondo precedente come nulla fosse successo o questo avvenimento potrà indirizzare la vita dei popoli della terra verso un mondo diverso, con la speranza che sia migliore? La nostra risposta a questo interrogativo è una sola: Il mondo di prima non c’è più e abbiamo nelle nostre mani la possibilità di costruire un nuovo inizio, un nuovo inizio che non potrà che essere INSIEME. Ritrovandoci a questo importante appuntamento, non possiamo che affermare nuovamente principi che già conosciamo, ma ora abbiamo l’obbligo di renderli realtà concreta. 
 

Ricominciamo con l’affermare ciò che la pandemia ha reso più evidente: la appartenenza alla unica famiglia umana di tutti i popoli della terra e l’attenzione per la creazione, la quale ha potuto riposare e rinnovarsi, facendoci ritrovare la vita in tanti luoghi in cui era impossibile immaginarla fino a pochi mesi prima.
 

Un documento recente del nostro Patriarcato Ecumenico afferma che: “i veri progressi scientifici (in settori come la biologia molecolare, e la genomica in particolare) hanno dimostrato che il concetto stesso di razze distinte o di cladi genetici separati all'interno della specie umana, sono una fantasia feroce, senza alcuna base nella realtà biologica, - la nozione velenosa di razza rimane parte del mondo concettuale della tarda modernità.  ….  C'è solo una razza umana, a cui appartengono tutte le persone e tutte sono chiamate come una sola persona a diventare un unico popolo in Dio Creatore. Non esiste umanità, a parte l'unica umanità universale…”.  È pertanto indispensabile che tutti assieme riconosciamo, a tutti i livelli, non solo il concetto di diritti umani, ma la appartenenza alla unica Umanità, con tutte le sue specificità, culture e identità. Un inizio post pandemico non può prescindere da questo assioma, che abolisce ogni concetto di diversità e favorisce il riconoscersi come unica famiglia.
 
Per riconoscere l’altro, dobbiamo innanzitutto “conoscere” l’altro nella sua interezza culturale, sociale, etica, religiosa, tradizionale. Conoscere la identità dell’altro significa porsi in ascolto dell’altro, non per omogenizzarlo ad una unica identità globale, ma “comprendere” la sua specificità. È importante intraprendere una nuova via alla globalizzazione, a cui i moderni sistemi di comunicazione ci hanno introdotto, non per erigere barriere, ma per salvare le peculiarità di ogni popolo, di ogni territorio, di ogni cultura, non come chiusura in sé stessi, pericolo sempre presente in tante società, ma per farlo comprendere all’altro e con cui porsi in relazione.
 
Un sistema di relazione che si basa sulla conoscenza e sulla comprensione ha la capacità di armonizzare anche gli estremi, come il periodo pandemico ci ha dimostrato, creando nuove forme di economia, più attente alle esigenze dei popoli, alle sfide della povertà, alla possibilità di evitare inutili migrazioni, qualora le condizioni di vita potessero essere ritenute almeno accettabili, alla possibilità di condivisione, anche rispettando i principi economici che governano le scelte dei vari paesi, alla fruizione da parte di tutti dei beni della terra, senza arrivare a forme di sfruttamento umano e delle risorse, che spesso sono cause di conflitto.
 
Il mondo post pandemico deve produrre anche un terzo principio accanto alla conoscenza e alla comprensione: il rispetto reciproco. Rispettare e rispettarsi, dialogare e ascoltarsi rende attuabili i principi di cui sopra. Superare i fondamentalismi religiosi, i nazionalismi assoluti, affermare la giustizia giusta ad ogni livello della società degli uomini, creare momenti di arricchimento culturale reciproco, possono portare la nostra umanità a nuove conquiste per una vita degna in ogni campo dello scibile umano e della convivenza reciproca.
 

Il Santo e Grande Concilio della Chiesa Ortodossa, a Creta nel 2016 ha affermato solennemente che “i doni della pace e della giustizia dipendono anche dalla sinergia umana”  e che “ogni uomo, indipendentemente dal colore, dalla religione, dalla razza, dal sesso, dalla nazionalità, dalla lingua, è stato creato a immagine e somiglianza di Dio e gode degli stessi diritti nella società”. 
 
Uomini di fede, Politici, Economisti, Filosofi e Sociologi, Ecologisti, Scienziati, uomini e donne di buona volontà, dopo ogni sconvolgimento avvenuto nella storia, le società umane hanno avuto la possibilità di uscirne migliori e progredire nella crescita in tutti i campi o di rinchiudersi, escludendosi a vicenda, aprendo le porte a nuovi conflitti e problemi.
 
Dopo questa pandemia si pone anche a noi la stessa domanda. Vogliamo conoscerci, comprenderci e rispettarci per dare una nuova possibilità ai popoli del mondo di vivere con giustizia e in pace, salvaguardando la creazione e tutto ciò che ne consegue? Se non lo faremo, le conseguenze saranno peggiori del mondo che abbiamo lasciato.
 
Grazie della Vostra attenzione.
 



Distingués et vénérables représentants des religions du monde,

Honorables représentants des États et des organisations mondiales,
Participants distingués,
 
Fin 2019, le monde a été secoué par des informations en provenance de Chine, de la ville de Wuhan, où une étrange nouvelle maladie infectait un très grand nombre de personnes, faisant également d'innombrables victimes. Malgré le mondialisme ambiant, la planète est aux prises avec de grandes crises économiques et financières dans diverses parties du monde, caractérisées par des tensions entre les grandes puissances ; la transhumance de populations entières et des migrations de plus en plus impressionnantes ont secoué la deuxième décennie du XXIe siècle, provoquant des répercussions négatives et la montée de nationalismes nouveaux et dormants chez de nombreux peuples de la terre. Le fondamentalisme religieux a cherché à contrecarrer les dialogues pour une coexistence pacifique et une coopération entre les religions. L'économisme non réglementé a poursuivi sans relâche l'exploitation incontrôlée des ressources naturelles, dont les conséquences sur le climat sont visibles pour tous. C'est dans ce sombre tableau qu'est intervenue la pandémie de coronavirus Covid-19, qui allait changer la perception générale de la planète. L'insécurité provoquée par la nouvelle maladie qui s'est propagée aux quatre coins du monde, les conséquences d'un verrouillage mondial, jamais imaginé ni pensé, ont fait naître de nouvelles connaissances et perceptions chez tous les peuples du monde. Personne, riche ou pauvre, du Nord ou du Sud, appartenant à n'importe quelle culture ou religion ou ordre politique et économique, ne peut prétendre être à l'abri de ce fléau du XXIe siècle. Aujourd'hui, nous voyons lentement une lumière au bout du tunnel. Pouvons-nous retourner à la vie du monde précédent comme si rien ne s'était passé, ou cet événement orientera-t-il la vie des peuples de la terre vers un monde différent, avec l'espoir qu'il sera meilleur ? Il n'y a qu'une seule réponse à cette question : le monde du passé n'existe plus et nous avons entre les mains la possibilité de construire un nouveau départ, un nouveau départ qui ne peut être qu'ENSEMBLE. À l'occasion de cette importante réunion, nous ne pouvons que réaffirmer des principes que nous connaissons déjà, mais nous avons maintenant l'obligation d'en faire une réalité concrète. 
 
Recommençons par affirmer ce que la pandémie a rendu plus évident : l'appartenance à l'unique famille humaine de tous les peuples de la terre et le soin de la création, qui a pu se reposer et se renouveler, nous permettant de redécouvrir la vie dans de nombreux endroits où il était impossible de l'imaginer il y a encore quelques mois.
 
Un document récent de notre Patriarcat Œcuménique déclare que : "Les progrès scientifiques réels (dans des domaines tels que la biologie moléculaire et la génomique en particulier) ont montré que le concept même de races distinctes ou de clades génétiques séparées au sein de l'espèce humaine est un fantasme vicieux, sans fondement dans la réalité biologique, mais la notion empoisonnée de race fait toujours partie du monde conceptuel de la modernité tardive.  ....  Il n'y a qu'une seule race humaine, à laquelle tous les hommes appartiennent et tous sont appelés à devenir un seul peuple en Dieu Créateur. Il n'y a pas d'humanité en dehors de l'unique humanité universelle...".  Il est donc essentiel que nous reconnaissions tous, à tous les niveaux, non seulement le concept des droits de l'homme, mais aussi le fait que nous appartenons à l'Humanité unique, avec toutes ses spécificités, ses cultures et ses identités. Un début de post-pandémie ne peut faire abstraction de cet axiome, qui abolit toute notion de diversité et incite à la reconnaissance d'une seule famille.
 
Pour reconnaître l'autre, il faut d'abord le "connaître" dans sa globalité culturelle, sociale, éthique, religieuse et traditionnelle. Connaître l'identité de l'autre, c'est l'écouter, non pas pour l'homogénéiser à une seule identité globale, mais pour "comprendre" sa spécificité. Il est important d'entreprendre une nouvelle voie vers la mondialisation, à laquelle les systèmes de communication modernes nous ont initiés, non pas pour ériger des barrières, mais pour sauvegarder les particularités de chaque peuple, de chaque territoire, de chaque culture, non pas pour se refermer sur soi-même, danger toujours présent dans de nombreuses sociétés, mais pour faire en sorte que l'autre comprenne et s'identifie.
 
Un système de relations fondé sur la connaissance et la compréhension a la capacité d'harmoniser même les extrêmes, comme nous l'a montré la période pandémique, en créant de nouvelles formes d'économie, plus attentives aux besoins des peuples, aux défis de la pauvreté, à la possibilité d'éviter les migrations inutiles, si les conditions de vie peuvent être considérées comme au moins acceptables, à la possibilité de partager, voire de respecter les principes économiques qui régissent les choix des différents pays, à l'utilisation par tous des biens de la terre, sans en arriver à des formes d'exploitation des personnes et des ressources, qui sont souvent des causes de conflit.
 
Le monde post-pandémique doit également produire un troisième principe à côté de la connaissance et de la compréhension : le respect mutuel. Le fait de se respecter et de respecter les autres, de dialoguer et de s'écouter mutuellement rend les principes ci-dessus viables. Le dépassement du fondamentalisme religieux, du nationalisme absolu, l'affirmation d'une justice juste à tous les niveaux de la société humaine, la création de moments d'enrichissement culturel mutuel, peuvent conduire notre humanité à de nouvelles réalisations pour une vie digne de la connaissance humaine et de la coexistence mutuelle.
 
Le Saint et Grand Conseil de l'Église orthodoxe de Crète en 2016 a affirmé solennellement que " les dons de la paix et de la justice dépendent aussi de la synergie humaine " et que " tout homme, indépendamment de sa couleur, de sa religion, de sa race, de son sexe, de sa nationalité, de sa langue, a été créé à l'image et à la ressemblance de Dieu et jouit des mêmes droits dans la société ". 
 
Hommes de foi, politiciens, économistes, philosophes et sociologues, écologistes, scientifiques, hommes et femmes de bonne volonté, après chaque bouleversement survenu dans l'histoire, les sociétés humaines ont eu l'occasion de s'en sortir mieux et de progresser dans la croissance dans tous les domaines ou de se renfermer, de s'exclure les unes les autres, ouvrant les portes à de nouveaux conflits et problèmes.
 
Après cette pandémie, la même question se pose pour nous. Voulons-nous apprendre à nous connaître, à nous comprendre et à nous respecter pour donner aux peuples du monde une nouvelle chance de vivre dans la justice et la paix, en sauvegardant la création et tout ce qui l'accompagne ? Si nous ne le faisons pas, les conséquences seront pires que le monde que nous avons laissé derrière nous.
 
Merci de votre attention.

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